giovedì 24 dicembre 2009

BATTAGLIA VERGOGNA!

“I rischi delle scorie nucleari? Tutte bufale”
Vorrei commentare insieme a voi, e se volete intervenire fatelo pure mi piacerebbe molto, questo articolo apparso ieri sul Giornale ad opera di Franco Battaglia, professore all’università di Modena.
L’articolo comincia così:
Quando nacque il movimento antinucleare, negli anni Settanta del secolo scorso, gli attivisti strillavano che una eventuale esplosione in un reattore nucleare avrebbe causato 100.000 morti immediati. Quando, alla fine, l'esplosione ci fu (a Chernobyl) i morti furono 3.
Allora, già qui uno dice: beh, magari i morti dell’esplosione intesa come “botto” avvenuto all’interno della centrale furono “solo” 3 perché non fu un gran botto!
O magari perché le esplosioni all’interno delle centrali nucleari non possono produrre sconvolgimenti tipo bomba atomica, ma dove li mettiamo tutti i migliaia di contaminati? Tutte le malattie genetiche che ne sono derivate? Tutti i cancri di cui sono morte moltissime persone?
L’articolo di questo professore secondo me già da subito si presenta come il prodotto di un cieco, folle e pericoloso cercatore di notorietà a tutti i costi e sarei tentato fin da subito di utilizzarlo per accendere il caminetto, ma andiamo avanti.
E furono 3 perché quella di Chernobyl non fu un’esplosione nucleare, né poteva esserlo: per ragioni tecniche che spiegherò un’altra volta, un'esplosione nucleare in un reattore nucleare è impossibile.
Si, giusto, l’ho detto anch’io infatti, allora? Il problema è solo legato all’esplosione? E le conseguenze? Niente, per questo professorone pare non ci siano state…mah!
Voglio riportare uno stralcio di un articolo di Giorgio Nebbia, professore emerito di merceologia all'Univesrità di Bari http://www.fondazionemicheletti.it/nebbia/), pubblicato sul sito della Green Cross Italia, giusto così per dare un differente punto di vista sui fatti di Chernobyl:
“La maggior parte dei prodotti ricadde al suolo, contaminando vaste estensioni di suolo ucraino, occupate da campi, villaggi, piccole città, scuole. Decine di migliaia di persone furono esposte a dosi di radioattività tali da provocare la morte, danni genetici irreversibili, in moltissimi casi danni genetici a lungo termine che faranno sentire i loro effetti tutta la vita. Una parte dei prodotti radioattivi fu trascinata nell'atmosfera dapprima verso il nord, poi verso ovest e l'Europa centrale, poi verso l'Europa sud occidentale, fino in Italia. Oggi si conosce abbastanza bene la quantità di sostanze radioattive uscite dal reattore e cadute nelle varie parti del continente europeo; voglio solo ricordare gli atti di generosità e di altruismo che accompagnarono tale catastrofe. Gli eroi che, esponendo la propria vita a sicura morte, sono volati sul reattore per gettare cemento e piombo sui ruderi fusi del reattore e quelli che hanno lavorato, a contatto con intensissime dosi di radioattività, per spegnere l'incendio, riuscendo così a fermare la fuoriuscita dei fumi radioattivi e a salvare milioni di vite, anche in Italia (eppure non una città italiana ha dedicato una strada a ricordo dei martiri di Chernobyl a cui tanti di noi devono la sopravvivenza). Si può leggere a questo proposito il libro di Grigorij Medveded, "Chernobyl. Tutta la verità sulla tragedia nucleare", Milano, SugarCo, 1991, e cercare il film, proiettato anche in Italia, "Chernobyl", di Anthony Page, 1991, che descrive lo sforzo fatto dai medici, fra cui l'americano Gale, per effettuare trapianti di midollo osseo nei casi più gravi. Voglio ricordare, oltre alla mobilitazione di medici sovietici e internazionali per alleviare i dolori delle popolazioni, l'ospitalità offerta da tante associazioni di volontariato ai bambini di Chernobyl.”
Dopo questo splendido incipit, il prof. Battaglia prosegue…
I disinformatori in servizio permanente effettivo cambiarono mantra: quello delle scorie - stanno ripetendo, come un disco rotto - è un problema irrisolto. Lo hanno ripetuto talmente tante di quelle volte che è diventata una verità data, urbi et orbi, per assodata. Ma è una delle tante leggende metropolitane, perché l’allocazione sicura dei rifiuti radioattivi è invece un problema di ingegneria semplicissimo e facilmente risolvibile.
Bene, vediamo come.
Innanzitutto, senza sapere né leggere né scrivere, basta guardare i fatti. Avete mai visto qualche cittadino francese o giapponese additare il problema da cui la Francia o il Giappone - che pure hanno quasi 60 reattori nucleari ciascuno - dovrebbero essere assillati, nel caso fosse, quello delle cosiddette scorie, come un problema veramente irrisolto? Per capirne meglio la portata, dovete poi sapere che per produrre 1 gigawatt-anno elettronucleare è necessaria 1 t (tonnellata) di uranio fissile. I consumi elettrici italiani si attestano, oggi, a 40 GW, quindi se tutto il fabbisogno elettrico italiano fosse soddisfatto dal nucleare, gli elementi di combustibile (che contengono il 99% della radioattività) conterrebbero 40 t di scorie radioattive, di volume nominale di circa 4 metri cubi. I volumi reali sarebbero molto maggiori, anche perché l'uranio fissile (U-235) è solo il 5% dell'uranio nell'elemento di combustibile, essendo il 95% U-238, che non è fissile. Esso, però, sia chiaro, non è rifiuto prodotto dalla centrale, ma è presente in natura, e dalla natura è stato prelevato per essere poi utilizzato. E non è neanche rifiuto in sé, perché, pur non essendo fissile, l'U-238 è però fertile, cioè è ottimo combustibile per i reattori cosiddetti «veloci», come lo sono alcuni reattori della ventura IV generazione.
A tuttoggi ancora non ce n’è una di quelle centrali!
A ogni modo: sarebbero questi volumi di rifiuti radioattivi - 5 o 5000 mc/anno che siano - un problema? C'è un'altra cosa che dovete sapere: ogni anno l'Italia produce 50 milioni di mc di rifiuti solidi urbani e 5 milioni di mc di rifiuti tossici altamente pericolosi (cioè pericolosi come le scorie radioattive). Come si vede, i volumi di rifiuti radioattivi in più - anche nell'ipotesi che tutto il fabbisogno elettrico italiano fosse soddisfatto dal nucleare - non sposterebbero la realtà attuale più di tanto.
Certo, se na fai solo un problema di volumi, anche nel mio garage ho un po’ di posto libero volendo…ne farei piuttosto un problema di pericolosità! E comunque fosse anche solo un problema di spazio non è affatto un "problema limitato", poiché già oggi, in Italia, abbiamo (Relazione ministeriale del 1999) un problema di smaltimento di 120-150.000 metri cubi (nientemeno! Come un intero grande stadio, ma racchiuso con muri alti 10 metri e spessi 50 centimetri) di scorie che non sappiamo dove mettere e che in buona parte sono parcheggiati, in modo assolutamente pericoloso, nelle "piscine" delle quattro centrali italiane, tutte disattivate, che furono quelle di Garigliano, Latina, Trino Vercellese, Caorso (la Sogin, la società creata nel 1999 appunto allo scopo di occuparsi di questo problema, è stato un fallimento totale, ed il suo operato non è stato immune dalle pratiche peggiori, secondo un costume che ben conosciamo); a questi si aggiungono i rifiuti a bassa e media intensità (che vuole dire attivi fino a trecento anni) generati dalle diverse attività industriali, dalla ricerca scientifica e dal settore medico-sanitario, diagnostico e terapeutico, che ammontano a ben 300-400 metri cubi per anno (ed a questi non è davvero il caso di rinunciare).
Un'altra scemenza che viene detta e a pappagallo ripetuta è che le scorie radioattive sarebbero pericolose per migliaia di anni. Chi la dice non capisce che è, questo, un pregio e non un difetto dei rifiuti radioattivi: la pericolosità dei rifiuti radioattivi diminuisce nel tempo, fino ad esaurirsi del tutto;
Fantastico! Certo, relativamente parlando è verissimo, i Dinosauri avrebbero potuto ragionare allo stesso modo! Peccato che le scorie radioattive rimarranno tali per migliaia e perfino centinaia di migliaia di anni, quindi l’affermazione del prof. Battaglia è falsissima (quelle definite di III categoria lo saranno per 250.000 anni!). Ma poi leggete cosa dice in questo articolo Ugo Spezia, segretario generale dell’Associzione Italiana Nucleare (AIN). Dovrebbe, anzi, vorrebbe parlare a favore del nucleare, cercando di convincerci della fattibilità di uno smaltimento semplice delle scorie ma sentite qua:
“Per i rifiuti ad alta attività e lunga vita il problema è circoscritto alla limitata quantità dei materiali da smaltire. Quelli prodotti da una grande centrale nucleare in un anno, ad esempio, sono contenuti in una ventina di colonne di vetro minerale del diametro di 45 centimetri e alte 1,4 metri, colate entro cilindri di acciaio a tenuta. 21 di questi cilindri sono inseriti in un contenitore corazzato (cask) del diametro di 2,5 metri e alto 4,5 metri. I cask sono poi immagazzinati in depositi temporanei. Lo smaltimento definitivo di questi rifiuti può avvenire attraverso l’inglobamento dei cilindri di vetro in formazioni geologiche stabili (granito, argilla o salgemma) ad elevata profondità, dove il contenimento della radioattività è affidato alla matrice di vetro e alla formazione geologica ospite».

Domanda dell’intervistatore:
Sono già attivi depositi per il confinamento definitivo delle scorie ad alta attività e lunga vita?

«L’unico deposito di questo tipo attualmente in esercizio è il Waste Isolation Pilot Plant (WIPP) nel New Mexico (USA), che si trova a circa 1200 metri di profondità in una formazione di salgemma. Come ho detto, il limitato quantitativo di rifiuti ad alta attività ne ha consentito finora lo stoccaggio temporaneo in condizioni di sicurezza assoluta presso gli stessi impianti di produzione. Nel frattempo, però, molti Paesi (Svezia, Francia, Germania, Belgio, Regno Unito eccetera) stanno studiando le formazioni geologiche in cui realizzare i depositi definitivi. La stessa Commissione Europea ha recentemente invitato i Paesi membri a ricercare soluzioni comuni, attraverso la realizzazione di depositi definitivi multinazionali».

Domanda dell’intervistatore:
E in Italia? Gli studi effettuati sul territorio italiano hanno portato all’individuazione di siti geologici adatti per ospitare depositi di scorie radioattive?

«A partire dagli anni Settanta, principalmente ad opera del CNEN-ENEA e del Servizio Geologico Nazionale, si sono svolti numerosi studi sulle formazioni geologiche (prevalentemente argillose e saline) idonee ad ospitare un deposito geologico. Ma il problema dello smaltimento dei rifiuti ad alta attività si pone per l’Italia in termini molto ridotti, dato che il quantitativo complessivo di questi rifiuti è inferiore a 9 mila metri cubi (un cubo di circa 21 metri di lato), considerando anche i rifiuti che deriveranno dallo smantellamento degli impianti nucleari esistenti. Per l’Italia, quindi, la realizzazione di un deposito geologico non è un’esigenza pressante. I rifiuti ad alta attività potrebbero essere stoccati temporaneamente nel deposito per i rifiuti a bassa e media attività, in attesa che maturino le soluzioni su scala multinazionale raccomandate dall’Unione Europea».

In attesa che maturino le soluzioni su scala multinazionale? Ma vi rendete conto? C’è solo un sito nel mondo in grado di stoccare definitivamente queste scorie! A quali prezzi poi? Nessuno ne parla! Prosegue Battaglia:
...al contrario di ciò che accade per i (mille volte più voluminosi) rifiuti tossici altamente pericolosi che già produciamo, la cui pericolosità è, invece, per sempre. L'allocazione sicura dei rifiuti radioattivi, lungi dall'essere un problema irrisolto, è invece, dicevo, un problema di ingegneria semplicissimo e facilmente risolvibile.
SI MA COME???? Ancora non l’hai detto!!!! Incredibile…
Ma esso diventa un problema risolto a una sola condizione:
che si individui il sito per un deposito, anche solo di superficie, di questi rifiuti, e si metta in cantiere la sua rapida realizzazione. Energia elettronucleare o no, il Paese produce rifiuti radioattivi, e allocarli in un appropriato deposito come fa tutto il resto del mondo non è un'opzione, ma un dovere, verso noi stessi e verso le generazioni future. Il successo di quanto detto dipende solo dal successo con cui si veicola il seguente messaggio: un deposito di rifiuti radioattivi non è, come irresponsabilmente strillano gli ambientalisti, una discarica radioattiva, ma è un centro di radioprotezione a tecnologia avanzata, e gli abitanti vicini a esso - oltre a godere dei benefici per la presenza di tal centro e per gli inevitabili compensi da chi vi alloca i propri rifiuti radioattivi - potranno vantarsi di essere, senza alcun dubbio, i cittadini meglio radioprotetti del Paese.

Che culo!
Un’ultima considerazione: rileggete il titolo dell’articolo:
I rischi delle scorie nucleari? Tutte bufale
Ora torniamo a questa affermazione nell’articolo: perché l’allocazione sicura dei rifiuti radioattivi è invece un problema di ingegneria semplicissimo e facilmente risolvibile.
Adesso vi invito a rileggere TUTTO l’articolo e a trovare QUAL’E’ questa semplice soluzione di ingegneria. Se la trovate avete vinto il premio per la migliore interpretazione di un articolo della storia!

Battaglia: no comment

1 commenti:

Enrico ha detto...

ma quante imprecisioni in questo blog......mammamia....

anche dati semplici come quelli delle scorie sono errati......le uniche piscine con combustibile sono quelle di trino e caorso, e contendono poche tonnellate di elementi esausti ognuno.

per le scorie guada qui:
http://downloads.hindawi.com/journals/stni/2009/193594.pdf
la riga nera in alto sono le scorie da combustibile NON riprocessate, o riga nera......la riga marrone poi è quella delle scorie riprocessate, vedi come decresce più rapidamente? se ti chiedi che fine ha fatto la differenza, è finita in altri reattori per essere bruciato, è il famoso combustibile MOX. quindi hai radiotossicità di partenza circa 10 volte inferiore, persistenza nell'ambiente 200 volte inferiore, volumi oltre 20 volte inferiori (devi stoccare solo la parte di scorie che sono il 4% del totale)

l'anno prossimo saranno arrivi i primi due depositi per scorie a lungo periodo, e sono i depositi finlandesi e svedesi, per quello francese si è trovato e dovrebbe iniziare la raccolta nel 2015, i tedeschi stanno cercando il posto e dovrebbero averlo trovato nella bassa sassonia.



studi in italia avevano trovato il sito di scanzano ionico, che secondo gli studiosi era secondo in europa unicamente a quello finlandese. il sito fu trovato....però le proteste della popolazione non fecero costruire niente.....
se poi chiedi perchè la gente protestò, non dovresti manco porti la domanda, visto che questo articolo è già una risposta....

il problema DELLE SCORIE E DEL SUO STOCCAGGIO è semplice, è un problema meramente ingegneristico, il sito in cui metterle è il problema, è un problema geologico.....ed è quella l'unica parte complicata della faccenda.


la soluzione semplicissima è:
vetrificazione
incapsulamento in matrici di rame o acciaio inossidabile
immissione in matrici di cemento
allocazione in siti geologici idonei

se i primi tre punti sono già risolti e già utilizzati da decenni anche per le nostre scorie, il problema è il trovare il sito geologico, visto che le opere di scavo sono una parte trascurabile del problema, si è fatto il tunnel sotto la manica ed ora quello del san gottardo...scavare un tunnel che non è costruito per resistere a forti vibrazioni quali quelle dei treni in passaggio, è a dir poco uno scherzo......