Non è il nome di un piatto da ristorante asiatico no, purtroppo è la rilettura in chiave moderna di un'antica forma di repressione, che veniva utilizzata nei regimi sudamericani e che adesso sembra venire utilizzata nel più sanguinario dei regimi ancora in circolazione, quello cinese appunto!
La notizia della scomparsa di 10000 Uiguri ha dell'incredibile.
Non 1 né 10 né 100 , bensì diecimila cavolo. Spariti così, in una sola notte.
La notizia è ovviamente da prendere con la cautela del caso, visto che è il leader degli stessi uiguri a denunciarne la scomparsa (http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE56S0CM20090729), però fa riflettere, visto che stiamo parlando della Cina, che, in un'altra notizia di questi giorni, si fa notare, diciamo così, per il più alto numero di condanne a morte annuali del mondo (http://it.peacereporter.net/articolo/16967/Cina%2C+la+Corte+Suprema+decide+di+limitare+le+condanne+a+morte).
Forse è l'unico caso in cui posso dire meglio noi che abbiamo Al tappone.....o no?
giovedì 30 luglio 2009
mercoledì 29 luglio 2009
SENZA RITEGNO
Patrizia D’Addario, la escort all’origine degli ultimi scandali sul presidente del Consiglio Berlusconi, tornerà venerdì ad apparire in pubblico. E lo farà a Parigi, nella discoteca «Il Globo», nel corso di un party dal tema 'I love Silvio'.

Il commento del puttaniere:
"Visto che gran figura da amatore m’ha fatto fare?"

Il commento del puttaniere:
"Visto che gran figura da amatore m’ha fatto fare?"
mercoledì 22 luglio 2009
Per chi non lo avesse ancora capito
Per chi non avesse ancora capito chi veramente governa il "MONDO" economomicamente quindi alla fine anche politicamente, ecco un bell'articolo di Repubblica che chiarisce un pò le cose, lo scrive MAURIZIO RICCI, ma lo avrei voluto scrivere io, nel senso che se fossi stato giornalista e non semplice blogger, mi sarei dedicato alla faccenda molto volentieri, ed avrei usato toni più indignati di quellq che ha usato il giornalista di Repubblica. Ecco qua:
Virus A, affari d'oro per Big Pharma
Il vaccino vale 10 miliardi di dollari
Già prenotate un miliardo di dosi, business gestito da quattro colossi farmaceutici
Lotta contro il tempo per produrre il medicinale. Al via in Australia i primi test sull'uomo
Forse, alla fine, la pandemia non ci sarà. Forse, il vaccino arriverà troppo tardi. Ma i soldi, nelle casse di Big Pharma, chiamata in fretta e furia a preparare l'antidoto, stanno già entrando a fiumi. È un business da 10 miliardi di dollari: la paura non conosce recessione. Anche se ogni singola dose di vaccino è destinata a costare una decina di euro, infatti, è il volume delle vendite a fare massa. Una delle maggiori banche d'investimento mondiali, J. P. Morgan, ha calcolato che i governi dei vari paesi abbiano già prenotato, presso le 3-4 aziende in grado di produrre il vaccino su larga scala, almeno 600 milioni di dosi.
Per un controvalore di 3 miliardi di euro, circa 4,3 miliardi di dollari. Nei giorni scorsi, si è aggiunta la Francia, con un ordine per 94 milioni di dosi e un assegno da 1 miliardo di euro. E la lista è destinata ad allungarsi.
J. P. Morgan stima che, alla fine, ai 600 milioni di dosi già prenotate se ne sommeranno altri 350 milioni, per un'ulteriore fattura di oltre 2 miliardi e mezzo di dollari, più di 1,8 miliardi di euro. Di fatto, per Big Pharma è un affare a colpo sicuro. Il miliardo di dosi prenotate, o in via di prenotazione, è largamente insufficiente a coprire una popolazione mondiale che sfiora i 7 miliardi di persone. Ma è anche, più o meno, il massimo che gli impianti attuali possano produrre, sotto forma di fiale da iniettare (in Europa) o di spray nasale (negli Usa). Non ci saranno rimanenze di magazzino.
A spartirsi questo imponente business dell'influenza suina è un ristretto gruppo di giganti dell'industria farmaceutica: GlaxoSmithKline, Sanofi Aventis, Novartis, Astra Zeneca. Accanto ai vaccini antinfluenza ci sono, però, anche le medicine per chi, l'influenza, l'ha già presa. Anche qui, è Big Pharma a dominare il mercato. Anzitutto con il Tamiflu della Roche. E poi con il Relenza, ancora di GlazoSmithKline. Secondo J. P. Morgan, Tamiflu e Relenza porteranno, rispettivamente a Roche e Glaxo, vendite per 1,8 miliardi di dollari nei paesi ricchi, più 1,2 miliardi di dollari nei paesi in via di sviluppo. Complessivamente, altri 3 miliardi di dollari, oltre 2 miliardi di euro. Fra vaccini e medicine, il rischio pandemia vale, per Big Pharma, circa 10 miliardi di dollari.
Virus A, affari d'oro per Big Pharma
Il vaccino vale 10 miliardi di dollari
Già prenotate un miliardo di dosi, business gestito da quattro colossi farmaceutici
Lotta contro il tempo per produrre il medicinale. Al via in Australia i primi test sull'uomo
Forse, alla fine, la pandemia non ci sarà. Forse, il vaccino arriverà troppo tardi. Ma i soldi, nelle casse di Big Pharma, chiamata in fretta e furia a preparare l'antidoto, stanno già entrando a fiumi. È un business da 10 miliardi di dollari: la paura non conosce recessione. Anche se ogni singola dose di vaccino è destinata a costare una decina di euro, infatti, è il volume delle vendite a fare massa. Una delle maggiori banche d'investimento mondiali, J. P. Morgan, ha calcolato che i governi dei vari paesi abbiano già prenotato, presso le 3-4 aziende in grado di produrre il vaccino su larga scala, almeno 600 milioni di dosi.
Per un controvalore di 3 miliardi di euro, circa 4,3 miliardi di dollari. Nei giorni scorsi, si è aggiunta la Francia, con un ordine per 94 milioni di dosi e un assegno da 1 miliardo di euro. E la lista è destinata ad allungarsi.
J. P. Morgan stima che, alla fine, ai 600 milioni di dosi già prenotate se ne sommeranno altri 350 milioni, per un'ulteriore fattura di oltre 2 miliardi e mezzo di dollari, più di 1,8 miliardi di euro. Di fatto, per Big Pharma è un affare a colpo sicuro. Il miliardo di dosi prenotate, o in via di prenotazione, è largamente insufficiente a coprire una popolazione mondiale che sfiora i 7 miliardi di persone. Ma è anche, più o meno, il massimo che gli impianti attuali possano produrre, sotto forma di fiale da iniettare (in Europa) o di spray nasale (negli Usa). Non ci saranno rimanenze di magazzino.
A spartirsi questo imponente business dell'influenza suina è un ristretto gruppo di giganti dell'industria farmaceutica: GlaxoSmithKline, Sanofi Aventis, Novartis, Astra Zeneca. Accanto ai vaccini antinfluenza ci sono, però, anche le medicine per chi, l'influenza, l'ha già presa. Anche qui, è Big Pharma a dominare il mercato. Anzitutto con il Tamiflu della Roche. E poi con il Relenza, ancora di GlazoSmithKline. Secondo J. P. Morgan, Tamiflu e Relenza porteranno, rispettivamente a Roche e Glaxo, vendite per 1,8 miliardi di dollari nei paesi ricchi, più 1,2 miliardi di dollari nei paesi in via di sviluppo. Complessivamente, altri 3 miliardi di dollari, oltre 2 miliardi di euro. Fra vaccini e medicine, il rischio pandemia vale, per Big Pharma, circa 10 miliardi di dollari.
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