Devo per forza cominciare questo post con un ringraziamento:
tale Enrico, purtroppo ho solo il nome, ha risposto con mia grande gioia al post precedente intitolato "Battaglia vergogna", e lo ha fatto in maniera veramente precisa e puntigliosa, e per questo lo ringrazio doppiamente. E' ovvio che mi prendo un paio di righe per contro ribattere alle sue affermazioni, visto che comunque non è stato il suo un commento positivo nei confronti del mio post e visto che proprio grazie alla sua opinione differente si può aprire un confronto che in altre sedi ben più importanti si dovrebbe aprire ma, ahimè, non si apre!
Enrico, mi permetto di darti del tu, dovresti aver capito che il mio lavoro sul post precedente, non essendo un esperto del settore, è stato un lavoro di ricerca di fonti, le più precise e affidabili possibile, e così i dati sulle centrali nucleari italiane mai attivate li ho trovati in diversi articoli apparsi su vari quotidiani nazionali nell'ultimo anno. Ammettiamo comunque che le tue fonti o tu direttamente siano più precise e corrette delle mie, detto questo, però, proprio la settimana scorsa ho trovato un altro interessante articolo di Ascanio Vitale (http://www.stopco2.org/StopCO2/Chi%20Siamo.html), che credo dovrebbe ulteriormente aprirci gli occhi sulla presicolosità, il costo e la difficoltà che dovremmo affrontare nel caso volessimo tornare a produrre energia con il Nucleare.
Eccolo qua:
di Ascanio Vitale
La giostra del nucleare italiano ha riaperto. Il Consiglio dei ministri di martedì
ha deliberato i criteri per selezionare i siti delle nuove centrali previste dal governo e i depositi per le scorie. Meno di sei mesi per identificare siti idonei a una lunga lista di requisiti: reperibilità di grandi quantità d’acqua (foci dei fiumi o mare), stabilità sismica, lontananza dai centri abitati, rilevanza tattica in caso di conflitto, facilità dei collegamenti su ferro e gomma, per citarne alcuni. Saranno le aziende interessate alla costruzione dei nuovi impianti a proporre i siti. Se alla diffusa instabilità sismica tipica della nostra penisola si aggiunge l’enorme quantità di acqua necessaria al
raffreddamento dei circuiti idraulici – prima causa di inattività delle centrali durante le calde estati che i cambiamenti climatici ci regalano – le aree possibili si contano sulle dita delle mani. Un sistema di incentivi indorerà la pillola ai comuni limitrofi, molti convinti che la vicinanza alle centrali francesi rappresenti già un rischio imminente, per cui non c’è differenza ad avere 4-5 centrali in più nel nostro Paese, tanto meglio se questo aiuta a sostenere il budget comunale. Peccato che le centinaia di piccoli incidenti e fuoriuscite minori abbiano reso la vita molto difficile agli abitanti delle zone limitrofe. L’aumento delle neoplasie nella popolazione e delle mutazioni genetiche riscontrate nella fauna sono caratteristiche rilevate in molte aree circostanti centrali nucleari o siti di stoccaggio. Il guano dei gabbiani che volano intorno al centro di riprocessamento per scorie nucleari di Sellafield, in Gran Bretagna, ha presentato percentuali consistenti di isotopi radioattivi. Ma in Italia sarà diverso. Un recente servizio della trasmissione Repor t ha raccontato la vita vicino alle centrali nucleari: acqua di falda compromessa, nuovi elettrodotti per la distribuzione, livelli di radioattività superiori alla norma. Questa volta, tuttavia, ci dicono che le centrali verranno costruite secondo i criteri più restrittivi. Quello che succede nei due unici cantieri al mondo dove viene utilizzata la stessa tecnologia prevista in Italia dimostra però come vi siano numerosi punti irrisolti sull’affidabilità degli impianti. I progetti delle due centrali in costruzione in Europa, ad opera di un consorzio di aziende che include Enel tra gli investitori, sono stati dichiarati non idonei sia per la mancanza delle simulazioni di impatto per velivoli di grande taglia, sia per gravi lacune strutturali nell’impostazione dei sistemi di sicurezza. Enel, d’altro canto, preferisce inviare i suoi ingegneri a farsi le ossa sulle centrali di vecchia generazione in costruzione in Slovacchia. Ottima idea, se non fosse che la centrale di Mochovce, che l’azienda sta completando attraverso la controllata Slovenske Electrarne, è priva di guscio di contenimento. Un eventuale incidente aereo sulla centrale o la fuoriuscita di materiale fissile sarebbero una catastrofe. Enel spiega l’assenza di un guscio di contenimento in quanto la caduta di un aereo sulla centrale è un evento improbabile.
L’impostazione strutturale di un impianto generativo nazionale basato su grandi centrali in grado di distribuire energia sulla lunga distanza è di vecchia concezione. L’energia dovrebbe essere generata il più possibile vicino all’utenza per ridurre le ingenti perdite da ritrasformazione e trasporto attraverso gli elettrodotti, i costi, l’inquinamento elettromagnetico. La cosiddetta generazione distribuita, pilastro del futuro energetico mondiale, è osteggiata sia dalla volontà politica di investire nella direzione opposta, sia dalla difficoltà strutturale di creare una nuova rete elettrica intelligente. Il decreto del governo include anche l’identificazione del sito di stoccaggio definitivo. La Francia, paese a maggior concentrazione di nucleare civile al mondo, ha impiegato anni di studi e ancora oggi non possiede una soluzione definitiva per lo stoccaggio delle scorie.
Gli Stati Uniti, dopo oltre 20 anni di studi nel centro di Yukka Mountain, in Nevada, hanno più volte interrotto gli scavi sin dal primo ritrovamento di plutonio in acqua di falda nel 1997, bloccato i lavori dopo la pubblicazione di un rapporto secretato che dimostrava l’inefficacia del guscio argilloso e ad oggi stanno ancora discutendo sull’eventuale scelta di mantenere i rifiuti in un centinaio di centri superficiali, invece che in un unico sito in profondità. Nel paese dove crollano le scuole nelle aree a basso rischio sismico, occorre veramente mettere alla prova questo paese con una tecnologia così pericolosa?
Come vedi sono sempre dell'opinione che quello delle scorie siano un grossissimo problema, non un mero problema ingegneristico e sono sempre dell'avviso che Battaglia abbia aperto il suo articolo la settimana scorsa in modo del tutto folle, soprattutto quando, nel pieno non rispetto della vita umana, ha fatto ammontare solo a tre persone le vittime della tragedia di Chernobyl!!!
lunedì 28 dicembre 2009
giovedì 24 dicembre 2009
BATTAGLIA VERGOGNA!
“I rischi delle scorie nucleari? Tutte bufale”
Vorrei commentare insieme a voi, e se volete intervenire fatelo pure mi piacerebbe molto, questo articolo apparso ieri sul Giornale ad opera di Franco Battaglia, professore all’università di Modena.
L’articolo comincia così:
Quando nacque il movimento antinucleare, negli anni Settanta del secolo scorso, gli attivisti strillavano che una eventuale esplosione in un reattore nucleare avrebbe causato 100.000 morti immediati. Quando, alla fine, l'esplosione ci fu (a Chernobyl) i morti furono 3.
Allora, già qui uno dice: beh, magari i morti dell’esplosione intesa come “botto” avvenuto all’interno della centrale furono “solo” 3 perché non fu un gran botto!
O magari perché le esplosioni all’interno delle centrali nucleari non possono produrre sconvolgimenti tipo bomba atomica, ma dove li mettiamo tutti i migliaia di contaminati? Tutte le malattie genetiche che ne sono derivate? Tutti i cancri di cui sono morte moltissime persone?
L’articolo di questo professore secondo me già da subito si presenta come il prodotto di un cieco, folle e pericoloso cercatore di notorietà a tutti i costi e sarei tentato fin da subito di utilizzarlo per accendere il caminetto, ma andiamo avanti.
E furono 3 perché quella di Chernobyl non fu un’esplosione nucleare, né poteva esserlo: per ragioni tecniche che spiegherò un’altra volta, un'esplosione nucleare in un reattore nucleare è impossibile.
Si, giusto, l’ho detto anch’io infatti, allora? Il problema è solo legato all’esplosione? E le conseguenze? Niente, per questo professorone pare non ci siano state…mah!
Voglio riportare uno stralcio di un articolo di Giorgio Nebbia, professore emerito di merceologia all'Univesrità di Bari http://www.fondazionemicheletti.it/nebbia/), pubblicato sul sito della Green Cross Italia, giusto così per dare un differente punto di vista sui fatti di Chernobyl:
“La maggior parte dei prodotti ricadde al suolo, contaminando vaste estensioni di suolo ucraino, occupate da campi, villaggi, piccole città, scuole. Decine di migliaia di persone furono esposte a dosi di radioattività tali da provocare la morte, danni genetici irreversibili, in moltissimi casi danni genetici a lungo termine che faranno sentire i loro effetti tutta la vita. Una parte dei prodotti radioattivi fu trascinata nell'atmosfera dapprima verso il nord, poi verso ovest e l'Europa centrale, poi verso l'Europa sud occidentale, fino in Italia. Oggi si conosce abbastanza bene la quantità di sostanze radioattive uscite dal reattore e cadute nelle varie parti del continente europeo; voglio solo ricordare gli atti di generosità e di altruismo che accompagnarono tale catastrofe. Gli eroi che, esponendo la propria vita a sicura morte, sono volati sul reattore per gettare cemento e piombo sui ruderi fusi del reattore e quelli che hanno lavorato, a contatto con intensissime dosi di radioattività, per spegnere l'incendio, riuscendo così a fermare la fuoriuscita dei fumi radioattivi e a salvare milioni di vite, anche in Italia (eppure non una città italiana ha dedicato una strada a ricordo dei martiri di Chernobyl a cui tanti di noi devono la sopravvivenza). Si può leggere a questo proposito il libro di Grigorij Medveded, "Chernobyl. Tutta la verità sulla tragedia nucleare", Milano, SugarCo, 1991, e cercare il film, proiettato anche in Italia, "Chernobyl", di Anthony Page, 1991, che descrive lo sforzo fatto dai medici, fra cui l'americano Gale, per effettuare trapianti di midollo osseo nei casi più gravi. Voglio ricordare, oltre alla mobilitazione di medici sovietici e internazionali per alleviare i dolori delle popolazioni, l'ospitalità offerta da tante associazioni di volontariato ai bambini di Chernobyl.”
Dopo questo splendido incipit, il prof. Battaglia prosegue…
I disinformatori in servizio permanente effettivo cambiarono mantra: quello delle scorie - stanno ripetendo, come un disco rotto - è un problema irrisolto. Lo hanno ripetuto talmente tante di quelle volte che è diventata una verità data, urbi et orbi, per assodata. Ma è una delle tante leggende metropolitane, perché l’allocazione sicura dei rifiuti radioattivi è invece un problema di ingegneria semplicissimo e facilmente risolvibile.
Bene, vediamo come.
Innanzitutto, senza sapere né leggere né scrivere, basta guardare i fatti. Avete mai visto qualche cittadino francese o giapponese additare il problema da cui la Francia o il Giappone - che pure hanno quasi 60 reattori nucleari ciascuno - dovrebbero essere assillati, nel caso fosse, quello delle cosiddette scorie, come un problema veramente irrisolto? Per capirne meglio la portata, dovete poi sapere che per produrre 1 gigawatt-anno elettronucleare è necessaria 1 t (tonnellata) di uranio fissile. I consumi elettrici italiani si attestano, oggi, a 40 GW, quindi se tutto il fabbisogno elettrico italiano fosse soddisfatto dal nucleare, gli elementi di combustibile (che contengono il 99% della radioattività) conterrebbero 40 t di scorie radioattive, di volume nominale di circa 4 metri cubi. I volumi reali sarebbero molto maggiori, anche perché l'uranio fissile (U-235) è solo il 5% dell'uranio nell'elemento di combustibile, essendo il 95% U-238, che non è fissile. Esso, però, sia chiaro, non è rifiuto prodotto dalla centrale, ma è presente in natura, e dalla natura è stato prelevato per essere poi utilizzato. E non è neanche rifiuto in sé, perché, pur non essendo fissile, l'U-238 è però fertile, cioè è ottimo combustibile per i reattori cosiddetti «veloci», come lo sono alcuni reattori della ventura IV generazione.
A tuttoggi ancora non ce n’è una di quelle centrali!
A ogni modo: sarebbero questi volumi di rifiuti radioattivi - 5 o 5000 mc/anno che siano - un problema? C'è un'altra cosa che dovete sapere: ogni anno l'Italia produce 50 milioni di mc di rifiuti solidi urbani e 5 milioni di mc di rifiuti tossici altamente pericolosi (cioè pericolosi come le scorie radioattive). Come si vede, i volumi di rifiuti radioattivi in più - anche nell'ipotesi che tutto il fabbisogno elettrico italiano fosse soddisfatto dal nucleare - non sposterebbero la realtà attuale più di tanto.
Certo, se na fai solo un problema di volumi, anche nel mio garage ho un po’ di posto libero volendo…ne farei piuttosto un problema di pericolosità! E comunque fosse anche solo un problema di spazio non è affatto un "problema limitato", poiché già oggi, in Italia, abbiamo (Relazione ministeriale del 1999) un problema di smaltimento di 120-150.000 metri cubi (nientemeno! Come un intero grande stadio, ma racchiuso con muri alti 10 metri e spessi 50 centimetri) di scorie che non sappiamo dove mettere e che in buona parte sono parcheggiati, in modo assolutamente pericoloso, nelle "piscine" delle quattro centrali italiane, tutte disattivate, che furono quelle di Garigliano, Latina, Trino Vercellese, Caorso (la Sogin, la società creata nel 1999 appunto allo scopo di occuparsi di questo problema, è stato un fallimento totale, ed il suo operato non è stato immune dalle pratiche peggiori, secondo un costume che ben conosciamo); a questi si aggiungono i rifiuti a bassa e media intensità (che vuole dire attivi fino a trecento anni) generati dalle diverse attività industriali, dalla ricerca scientifica e dal settore medico-sanitario, diagnostico e terapeutico, che ammontano a ben 300-400 metri cubi per anno (ed a questi non è davvero il caso di rinunciare).
Un'altra scemenza che viene detta e a pappagallo ripetuta è che le scorie radioattive sarebbero pericolose per migliaia di anni. Chi la dice non capisce che è, questo, un pregio e non un difetto dei rifiuti radioattivi: la pericolosità dei rifiuti radioattivi diminuisce nel tempo, fino ad esaurirsi del tutto;
Fantastico! Certo, relativamente parlando è verissimo, i Dinosauri avrebbero potuto ragionare allo stesso modo! Peccato che le scorie radioattive rimarranno tali per migliaia e perfino centinaia di migliaia di anni, quindi l’affermazione del prof. Battaglia è falsissima (quelle definite di III categoria lo saranno per 250.000 anni!). Ma poi leggete cosa dice in questo articolo Ugo Spezia, segretario generale dell’Associzione Italiana Nucleare (AIN). Dovrebbe, anzi, vorrebbe parlare a favore del nucleare, cercando di convincerci della fattibilità di uno smaltimento semplice delle scorie ma sentite qua:
“Per i rifiuti ad alta attività e lunga vita il problema è circoscritto alla limitata quantità dei materiali da smaltire. Quelli prodotti da una grande centrale nucleare in un anno, ad esempio, sono contenuti in una ventina di colonne di vetro minerale del diametro di 45 centimetri e alte 1,4 metri, colate entro cilindri di acciaio a tenuta. 21 di questi cilindri sono inseriti in un contenitore corazzato (cask) del diametro di 2,5 metri e alto 4,5 metri. I cask sono poi immagazzinati in depositi temporanei. Lo smaltimento definitivo di questi rifiuti può avvenire attraverso l’inglobamento dei cilindri di vetro in formazioni geologiche stabili (granito, argilla o salgemma) ad elevata profondità, dove il contenimento della radioattività è affidato alla matrice di vetro e alla formazione geologica ospite».
Domanda dell’intervistatore:
Sono già attivi depositi per il confinamento definitivo delle scorie ad alta attività e lunga vita?
«L’unico deposito di questo tipo attualmente in esercizio è il Waste Isolation Pilot Plant (WIPP) nel New Mexico (USA), che si trova a circa 1200 metri di profondità in una formazione di salgemma. Come ho detto, il limitato quantitativo di rifiuti ad alta attività ne ha consentito finora lo stoccaggio temporaneo in condizioni di sicurezza assoluta presso gli stessi impianti di produzione. Nel frattempo, però, molti Paesi (Svezia, Francia, Germania, Belgio, Regno Unito eccetera) stanno studiando le formazioni geologiche in cui realizzare i depositi definitivi. La stessa Commissione Europea ha recentemente invitato i Paesi membri a ricercare soluzioni comuni, attraverso la realizzazione di depositi definitivi multinazionali».
Domanda dell’intervistatore:
E in Italia? Gli studi effettuati sul territorio italiano hanno portato all’individuazione di siti geologici adatti per ospitare depositi di scorie radioattive?
«A partire dagli anni Settanta, principalmente ad opera del CNEN-ENEA e del Servizio Geologico Nazionale, si sono svolti numerosi studi sulle formazioni geologiche (prevalentemente argillose e saline) idonee ad ospitare un deposito geologico. Ma il problema dello smaltimento dei rifiuti ad alta attività si pone per l’Italia in termini molto ridotti, dato che il quantitativo complessivo di questi rifiuti è inferiore a 9 mila metri cubi (un cubo di circa 21 metri di lato), considerando anche i rifiuti che deriveranno dallo smantellamento degli impianti nucleari esistenti. Per l’Italia, quindi, la realizzazione di un deposito geologico non è un’esigenza pressante. I rifiuti ad alta attività potrebbero essere stoccati temporaneamente nel deposito per i rifiuti a bassa e media attività, in attesa che maturino le soluzioni su scala multinazionale raccomandate dall’Unione Europea».
In attesa che maturino le soluzioni su scala multinazionale? Ma vi rendete conto? C’è solo un sito nel mondo in grado di stoccare definitivamente queste scorie! A quali prezzi poi? Nessuno ne parla! Prosegue Battaglia:
...al contrario di ciò che accade per i (mille volte più voluminosi) rifiuti tossici altamente pericolosi che già produciamo, la cui pericolosità è, invece, per sempre. L'allocazione sicura dei rifiuti radioattivi, lungi dall'essere un problema irrisolto, è invece, dicevo, un problema di ingegneria semplicissimo e facilmente risolvibile.
SI MA COME???? Ancora non l’hai detto!!!! Incredibile…
Ma esso diventa un problema risolto a una sola condizione:
che si individui il sito per un deposito, anche solo di superficie, di questi rifiuti, e si metta in cantiere la sua rapida realizzazione. Energia elettronucleare o no, il Paese produce rifiuti radioattivi, e allocarli in un appropriato deposito come fa tutto il resto del mondo non è un'opzione, ma un dovere, verso noi stessi e verso le generazioni future. Il successo di quanto detto dipende solo dal successo con cui si veicola il seguente messaggio: un deposito di rifiuti radioattivi non è, come irresponsabilmente strillano gli ambientalisti, una discarica radioattiva, ma è un centro di radioprotezione a tecnologia avanzata, e gli abitanti vicini a esso - oltre a godere dei benefici per la presenza di tal centro e per gli inevitabili compensi da chi vi alloca i propri rifiuti radioattivi - potranno vantarsi di essere, senza alcun dubbio, i cittadini meglio radioprotetti del Paese.
Che culo!
Un’ultima considerazione: rileggete il titolo dell’articolo:
I rischi delle scorie nucleari? Tutte bufale
Ora torniamo a questa affermazione nell’articolo: perché l’allocazione sicura dei rifiuti radioattivi è invece un problema di ingegneria semplicissimo e facilmente risolvibile.
Adesso vi invito a rileggere TUTTO l’articolo e a trovare QUAL’E’ questa semplice soluzione di ingegneria. Se la trovate avete vinto il premio per la migliore interpretazione di un articolo della storia!
Battaglia: no comment
Vorrei commentare insieme a voi, e se volete intervenire fatelo pure mi piacerebbe molto, questo articolo apparso ieri sul Giornale ad opera di Franco Battaglia, professore all’università di Modena.
L’articolo comincia così:
Quando nacque il movimento antinucleare, negli anni Settanta del secolo scorso, gli attivisti strillavano che una eventuale esplosione in un reattore nucleare avrebbe causato 100.000 morti immediati. Quando, alla fine, l'esplosione ci fu (a Chernobyl) i morti furono 3.
Allora, già qui uno dice: beh, magari i morti dell’esplosione intesa come “botto” avvenuto all’interno della centrale furono “solo” 3 perché non fu un gran botto!
O magari perché le esplosioni all’interno delle centrali nucleari non possono produrre sconvolgimenti tipo bomba atomica, ma dove li mettiamo tutti i migliaia di contaminati? Tutte le malattie genetiche che ne sono derivate? Tutti i cancri di cui sono morte moltissime persone?
L’articolo di questo professore secondo me già da subito si presenta come il prodotto di un cieco, folle e pericoloso cercatore di notorietà a tutti i costi e sarei tentato fin da subito di utilizzarlo per accendere il caminetto, ma andiamo avanti.
E furono 3 perché quella di Chernobyl non fu un’esplosione nucleare, né poteva esserlo: per ragioni tecniche che spiegherò un’altra volta, un'esplosione nucleare in un reattore nucleare è impossibile.
Si, giusto, l’ho detto anch’io infatti, allora? Il problema è solo legato all’esplosione? E le conseguenze? Niente, per questo professorone pare non ci siano state…mah!
Voglio riportare uno stralcio di un articolo di Giorgio Nebbia, professore emerito di merceologia all'Univesrità di Bari http://www.fondazionemicheletti.it/nebbia/), pubblicato sul sito della Green Cross Italia, giusto così per dare un differente punto di vista sui fatti di Chernobyl:
“La maggior parte dei prodotti ricadde al suolo, contaminando vaste estensioni di suolo ucraino, occupate da campi, villaggi, piccole città, scuole. Decine di migliaia di persone furono esposte a dosi di radioattività tali da provocare la morte, danni genetici irreversibili, in moltissimi casi danni genetici a lungo termine che faranno sentire i loro effetti tutta la vita. Una parte dei prodotti radioattivi fu trascinata nell'atmosfera dapprima verso il nord, poi verso ovest e l'Europa centrale, poi verso l'Europa sud occidentale, fino in Italia. Oggi si conosce abbastanza bene la quantità di sostanze radioattive uscite dal reattore e cadute nelle varie parti del continente europeo; voglio solo ricordare gli atti di generosità e di altruismo che accompagnarono tale catastrofe. Gli eroi che, esponendo la propria vita a sicura morte, sono volati sul reattore per gettare cemento e piombo sui ruderi fusi del reattore e quelli che hanno lavorato, a contatto con intensissime dosi di radioattività, per spegnere l'incendio, riuscendo così a fermare la fuoriuscita dei fumi radioattivi e a salvare milioni di vite, anche in Italia (eppure non una città italiana ha dedicato una strada a ricordo dei martiri di Chernobyl a cui tanti di noi devono la sopravvivenza). Si può leggere a questo proposito il libro di Grigorij Medveded, "Chernobyl. Tutta la verità sulla tragedia nucleare", Milano, SugarCo, 1991, e cercare il film, proiettato anche in Italia, "Chernobyl", di Anthony Page, 1991, che descrive lo sforzo fatto dai medici, fra cui l'americano Gale, per effettuare trapianti di midollo osseo nei casi più gravi. Voglio ricordare, oltre alla mobilitazione di medici sovietici e internazionali per alleviare i dolori delle popolazioni, l'ospitalità offerta da tante associazioni di volontariato ai bambini di Chernobyl.”
Dopo questo splendido incipit, il prof. Battaglia prosegue…
I disinformatori in servizio permanente effettivo cambiarono mantra: quello delle scorie - stanno ripetendo, come un disco rotto - è un problema irrisolto. Lo hanno ripetuto talmente tante di quelle volte che è diventata una verità data, urbi et orbi, per assodata. Ma è una delle tante leggende metropolitane, perché l’allocazione sicura dei rifiuti radioattivi è invece un problema di ingegneria semplicissimo e facilmente risolvibile.
Bene, vediamo come.
Innanzitutto, senza sapere né leggere né scrivere, basta guardare i fatti. Avete mai visto qualche cittadino francese o giapponese additare il problema da cui la Francia o il Giappone - che pure hanno quasi 60 reattori nucleari ciascuno - dovrebbero essere assillati, nel caso fosse, quello delle cosiddette scorie, come un problema veramente irrisolto? Per capirne meglio la portata, dovete poi sapere che per produrre 1 gigawatt-anno elettronucleare è necessaria 1 t (tonnellata) di uranio fissile. I consumi elettrici italiani si attestano, oggi, a 40 GW, quindi se tutto il fabbisogno elettrico italiano fosse soddisfatto dal nucleare, gli elementi di combustibile (che contengono il 99% della radioattività) conterrebbero 40 t di scorie radioattive, di volume nominale di circa 4 metri cubi. I volumi reali sarebbero molto maggiori, anche perché l'uranio fissile (U-235) è solo il 5% dell'uranio nell'elemento di combustibile, essendo il 95% U-238, che non è fissile. Esso, però, sia chiaro, non è rifiuto prodotto dalla centrale, ma è presente in natura, e dalla natura è stato prelevato per essere poi utilizzato. E non è neanche rifiuto in sé, perché, pur non essendo fissile, l'U-238 è però fertile, cioè è ottimo combustibile per i reattori cosiddetti «veloci», come lo sono alcuni reattori della ventura IV generazione.
A tuttoggi ancora non ce n’è una di quelle centrali!
A ogni modo: sarebbero questi volumi di rifiuti radioattivi - 5 o 5000 mc/anno che siano - un problema? C'è un'altra cosa che dovete sapere: ogni anno l'Italia produce 50 milioni di mc di rifiuti solidi urbani e 5 milioni di mc di rifiuti tossici altamente pericolosi (cioè pericolosi come le scorie radioattive). Come si vede, i volumi di rifiuti radioattivi in più - anche nell'ipotesi che tutto il fabbisogno elettrico italiano fosse soddisfatto dal nucleare - non sposterebbero la realtà attuale più di tanto.
Certo, se na fai solo un problema di volumi, anche nel mio garage ho un po’ di posto libero volendo…ne farei piuttosto un problema di pericolosità! E comunque fosse anche solo un problema di spazio non è affatto un "problema limitato", poiché già oggi, in Italia, abbiamo (Relazione ministeriale del 1999) un problema di smaltimento di 120-150.000 metri cubi (nientemeno! Come un intero grande stadio, ma racchiuso con muri alti 10 metri e spessi 50 centimetri) di scorie che non sappiamo dove mettere e che in buona parte sono parcheggiati, in modo assolutamente pericoloso, nelle "piscine" delle quattro centrali italiane, tutte disattivate, che furono quelle di Garigliano, Latina, Trino Vercellese, Caorso (la Sogin, la società creata nel 1999 appunto allo scopo di occuparsi di questo problema, è stato un fallimento totale, ed il suo operato non è stato immune dalle pratiche peggiori, secondo un costume che ben conosciamo); a questi si aggiungono i rifiuti a bassa e media intensità (che vuole dire attivi fino a trecento anni) generati dalle diverse attività industriali, dalla ricerca scientifica e dal settore medico-sanitario, diagnostico e terapeutico, che ammontano a ben 300-400 metri cubi per anno (ed a questi non è davvero il caso di rinunciare).
Un'altra scemenza che viene detta e a pappagallo ripetuta è che le scorie radioattive sarebbero pericolose per migliaia di anni. Chi la dice non capisce che è, questo, un pregio e non un difetto dei rifiuti radioattivi: la pericolosità dei rifiuti radioattivi diminuisce nel tempo, fino ad esaurirsi del tutto;
Fantastico! Certo, relativamente parlando è verissimo, i Dinosauri avrebbero potuto ragionare allo stesso modo! Peccato che le scorie radioattive rimarranno tali per migliaia e perfino centinaia di migliaia di anni, quindi l’affermazione del prof. Battaglia è falsissima (quelle definite di III categoria lo saranno per 250.000 anni!). Ma poi leggete cosa dice in questo articolo Ugo Spezia, segretario generale dell’Associzione Italiana Nucleare (AIN). Dovrebbe, anzi, vorrebbe parlare a favore del nucleare, cercando di convincerci della fattibilità di uno smaltimento semplice delle scorie ma sentite qua:
“Per i rifiuti ad alta attività e lunga vita il problema è circoscritto alla limitata quantità dei materiali da smaltire. Quelli prodotti da una grande centrale nucleare in un anno, ad esempio, sono contenuti in una ventina di colonne di vetro minerale del diametro di 45 centimetri e alte 1,4 metri, colate entro cilindri di acciaio a tenuta. 21 di questi cilindri sono inseriti in un contenitore corazzato (cask) del diametro di 2,5 metri e alto 4,5 metri. I cask sono poi immagazzinati in depositi temporanei. Lo smaltimento definitivo di questi rifiuti può avvenire attraverso l’inglobamento dei cilindri di vetro in formazioni geologiche stabili (granito, argilla o salgemma) ad elevata profondità, dove il contenimento della radioattività è affidato alla matrice di vetro e alla formazione geologica ospite».
Domanda dell’intervistatore:
Sono già attivi depositi per il confinamento definitivo delle scorie ad alta attività e lunga vita?
«L’unico deposito di questo tipo attualmente in esercizio è il Waste Isolation Pilot Plant (WIPP) nel New Mexico (USA), che si trova a circa 1200 metri di profondità in una formazione di salgemma. Come ho detto, il limitato quantitativo di rifiuti ad alta attività ne ha consentito finora lo stoccaggio temporaneo in condizioni di sicurezza assoluta presso gli stessi impianti di produzione. Nel frattempo, però, molti Paesi (Svezia, Francia, Germania, Belgio, Regno Unito eccetera) stanno studiando le formazioni geologiche in cui realizzare i depositi definitivi. La stessa Commissione Europea ha recentemente invitato i Paesi membri a ricercare soluzioni comuni, attraverso la realizzazione di depositi definitivi multinazionali».
Domanda dell’intervistatore:
E in Italia? Gli studi effettuati sul territorio italiano hanno portato all’individuazione di siti geologici adatti per ospitare depositi di scorie radioattive?
«A partire dagli anni Settanta, principalmente ad opera del CNEN-ENEA e del Servizio Geologico Nazionale, si sono svolti numerosi studi sulle formazioni geologiche (prevalentemente argillose e saline) idonee ad ospitare un deposito geologico. Ma il problema dello smaltimento dei rifiuti ad alta attività si pone per l’Italia in termini molto ridotti, dato che il quantitativo complessivo di questi rifiuti è inferiore a 9 mila metri cubi (un cubo di circa 21 metri di lato), considerando anche i rifiuti che deriveranno dallo smantellamento degli impianti nucleari esistenti. Per l’Italia, quindi, la realizzazione di un deposito geologico non è un’esigenza pressante. I rifiuti ad alta attività potrebbero essere stoccati temporaneamente nel deposito per i rifiuti a bassa e media attività, in attesa che maturino le soluzioni su scala multinazionale raccomandate dall’Unione Europea».
In attesa che maturino le soluzioni su scala multinazionale? Ma vi rendete conto? C’è solo un sito nel mondo in grado di stoccare definitivamente queste scorie! A quali prezzi poi? Nessuno ne parla! Prosegue Battaglia:
...al contrario di ciò che accade per i (mille volte più voluminosi) rifiuti tossici altamente pericolosi che già produciamo, la cui pericolosità è, invece, per sempre. L'allocazione sicura dei rifiuti radioattivi, lungi dall'essere un problema irrisolto, è invece, dicevo, un problema di ingegneria semplicissimo e facilmente risolvibile.
SI MA COME???? Ancora non l’hai detto!!!! Incredibile…
Ma esso diventa un problema risolto a una sola condizione:
che si individui il sito per un deposito, anche solo di superficie, di questi rifiuti, e si metta in cantiere la sua rapida realizzazione. Energia elettronucleare o no, il Paese produce rifiuti radioattivi, e allocarli in un appropriato deposito come fa tutto il resto del mondo non è un'opzione, ma un dovere, verso noi stessi e verso le generazioni future. Il successo di quanto detto dipende solo dal successo con cui si veicola il seguente messaggio: un deposito di rifiuti radioattivi non è, come irresponsabilmente strillano gli ambientalisti, una discarica radioattiva, ma è un centro di radioprotezione a tecnologia avanzata, e gli abitanti vicini a esso - oltre a godere dei benefici per la presenza di tal centro e per gli inevitabili compensi da chi vi alloca i propri rifiuti radioattivi - potranno vantarsi di essere, senza alcun dubbio, i cittadini meglio radioprotetti del Paese.
Che culo!
Un’ultima considerazione: rileggete il titolo dell’articolo:
I rischi delle scorie nucleari? Tutte bufale
Ora torniamo a questa affermazione nell’articolo: perché l’allocazione sicura dei rifiuti radioattivi è invece un problema di ingegneria semplicissimo e facilmente risolvibile.
Adesso vi invito a rileggere TUTTO l’articolo e a trovare QUAL’E’ questa semplice soluzione di ingegneria. Se la trovate avete vinto il premio per la migliore interpretazione di un articolo della storia!
Battaglia: no comment
mercoledì 23 dicembre 2009
Per una vigilia di Natale tranquilla...
E con questa lettera al Papa, il nostro Papi nazionale intende farci ridere ancora, pre una vigilia di Natale tranquilla, che ci fa respirare l'aria serena e pacifica di quel senso di stabilità delle cose. Avevamo paura che dopo il gesto di quel folle qualcosa fosse cambiato, no? E bene, con questo messaggio di Natale, "il Berlu" ci fa capire che è sempre lui! Sempre lì a sparare ca.z.te, come se niente fosse!
Che grande, veramente un grande! Il governo dell'ammmmore trionfa! I valori Cristiani del suo governo trionfano!
Ecco, dopo queste affermazioni bisognerebbe realizzare un bel montaggio video, in cui metterei tutte le offese di Brunetta, tutti i comizi della Lega, tutti gli atti contro la libertà dell'uomo fatti da molteplici giunte comunali leghiste, i respingimenti degli immigrati con tanto di accuse della UE, i vizietti del Papi, le prime pagine del Giornale inneggianti all'amore fraterno tra le razze, insomma, tutta una bella carrellata di immagini che non è che "fanno a botte" con i valori Cristiani, noooooooo, anzi! A parte Padre Pio che starà sicuramente rivoltandosi per l'ennesima volta nella teca di vetro, secondo me tra poco quel povero Cristo scende dalla Croce e quella statuina del Duomo di Milano ce la infila a tutti dove non batte il sole! Che faccia tosta ragazzi! Ecco, secondo me Papa Wojtyla forse avrebbe avuto qualcosina da ridire....o no?
Buon Natale a tutti!
Che grande, veramente un grande! Il governo dell'ammmmore trionfa! I valori Cristiani del suo governo trionfano!
Ecco, dopo queste affermazioni bisognerebbe realizzare un bel montaggio video, in cui metterei tutte le offese di Brunetta, tutti i comizi della Lega, tutti gli atti contro la libertà dell'uomo fatti da molteplici giunte comunali leghiste, i respingimenti degli immigrati con tanto di accuse della UE, i vizietti del Papi, le prime pagine del Giornale inneggianti all'amore fraterno tra le razze, insomma, tutta una bella carrellata di immagini che non è che "fanno a botte" con i valori Cristiani, noooooooo, anzi! A parte Padre Pio che starà sicuramente rivoltandosi per l'ennesima volta nella teca di vetro, secondo me tra poco quel povero Cristo scende dalla Croce e quella statuina del Duomo di Milano ce la infila a tutti dove non batte il sole! Che faccia tosta ragazzi! Ecco, secondo me Papa Wojtyla forse avrebbe avuto qualcosina da ridire....o no?
Buon Natale a tutti!
martedì 22 dicembre 2009
CUBO CHE?
Permettetemi di parlare velocissimamente di CUBO VISION.
Cos'è Cubo Vision? Beh, me lo chiedo anch'io, e mi chiedo se non sia il caso,
per quegli eroici cittadini italiani che ancora hanno azioni telecom, di vendere al più presto, perché secondo me è destinato a essere uno dei più grandi flop della storia della tecnologia italiana...
Se mi sbaglio in futuro sarò pronto a cospargermi il capo di cenere e fare mea culpa...ma ne dubito! Staremo a vedere, nel frattempo vi linko il sito di Cubo Vision:
http://www.cubovision.it/cosa_e_cubovision.html
Cos'è Cubo Vision? Beh, me lo chiedo anch'io, e mi chiedo se non sia il caso,
per quegli eroici cittadini italiani che ancora hanno azioni telecom, di vendere al più presto, perché secondo me è destinato a essere uno dei più grandi flop della storia della tecnologia italiana...
Se mi sbaglio in futuro sarò pronto a cospargermi il capo di cenere e fare mea culpa...ma ne dubito! Staremo a vedere, nel frattempo vi linko il sito di Cubo Vision:
http://www.cubovision.it/cosa_e_cubovision.html
MAMMA MIA!
Se avete un briciolo di fegato andate a vedervi questo filmato.
Capirete cosa significa essere italiani e abitare all'estero in questo periodo!
Veramente imbarazzante!
href="http://www.youtube.com/watch?v=6HrWuGfvk9U&NR=1
Capirete cosa significa essere italiani e abitare all'estero in questo periodo!
Veramente imbarazzante!
href="http://www.youtube.com/watch?v=6HrWuGfvk9U&NR=1
D'ALEMA
Quando penso a D'Alema e a tutti i "daleminai" ecco la prima immagine che mi viene in mente...ecco dove li vedrei bene...

Ma io mi chiedo, ma perché non se ne va in pensione? Ma possibile che non capisca quanti danni ha fatto a noi poveri italiani? Perché non emigra in qualche altro posto dove c'è bisogno di un pò di finto comunismo? Perché proprio qui!!!!
BASTA!

Ma io mi chiedo, ma perché non se ne va in pensione? Ma possibile che non capisca quanti danni ha fatto a noi poveri italiani? Perché non emigra in qualche altro posto dove c'è bisogno di un pò di finto comunismo? Perché proprio qui!!!!
BASTA!
venerdì 18 dicembre 2009
BELLA QUESTA!

Fini invia tranquillante a Feltri
ROMA - Un flacone di Valium insieme a un biglietto di auguri di Buon Natale. E' questo il regalo che il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha inviato ieri al direttore del Giornale, Vittorio Feltri, che continua ad attaccarlo sulle pagine del quotidiano. Significativo il messaggio: "Egregio direttore, per festività 'serene' senza ossessioni e allucinazioni. Firmato: Gianfranco Fini". Gli auguri sono stati inviati dopo che sul quotidiano era comparso un editoriale nel quale Feltri sosteneva che con l'aggressione di Milano a Berlusconi era crollato il piano del ribaltone di Fini. Da ciò l'invio del flacone di tranquillante con annesso biglietto di auguri.
COMMENTO:
IMMAGINATEVI LA FACCIA DI FELTRI.....
UHHHHHHUHHHH AHHAHAHAHAH UUHHHHHHHH
AHAHAHAHAHAHAHAH AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH AHAHAHAHAHAHAHA HAHAHGRANDE FINI DAVVERO AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA HAHAH AHAHAHAHAHAHAHA HAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA HAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH AHAHAHAH BEN GLI STA A QUELL'IDIOTAAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH AHAH AHAH AHAHAHAHAHAHAHAHA HAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA HAHAHAHAHAHAHAHAH AHAHAHAHA ODDIO QUANTO RIDO HAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA HAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH AHAHAHAHAHA
HAHAHAHAHAHAHAHAHA A QUELLA FACCIA A C HAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA MAMMA HAHAHAHAHAHAHAH AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA HAHAHAHAHAHAHAHAHAH AHAHAHAHAHAHAHAHA BUONA QUESTA GRANDE FINI HAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH AHAHAHAHAHAHAHA HAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH AHAHAHAHAHAHAHAHA HAHAHAHAHAHAHAH AHAHAHAHAHAHAHAH AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH
giovedì 17 dicembre 2009
PROPAGANDA 2
Diffidate di chi oggi dice "ma in fondo cosa significa chiamare qualcuno piduista? Non è mica reato?"
No, è vero, non è reato, ma basterebbe informarsi un attimo e informare le persone e si scoprirebbe che :
"La loggia massonica Propaganda Due, più nota come P2, già appartenente al Grande Oriente d'Italia, è stata una loggia "coperta", cioè segreta, nata per reclutare nuovi adepti alla causa massonica con evidenti fini di sovversione dell'assetto socio-politico-istituzionale italiano."
EVIDENTI FINI DI SOVVERSIONE DELL'ASSETTO SOCIO-POLITICO-ISTITUZIONALE
Non mi sembta che sia prorpio come essere iscritti a una bocciofila, no?
Il fatto, poi, che ci siano state persone che si sono iscritte più per interessi che per perseguire veramente lo scopo della loggia non lo metto in dubbio. Ma non può e non deve venire fuori, come sta succedendo in questi giorni, che alla fine sia stata un'associazione di birichini e scapestrati che non ha mai fatto male a nessuno e le cui intenzioni e fini erano innoque!
No, è vero, non è reato, ma basterebbe informarsi un attimo e informare le persone e si scoprirebbe che :
"La loggia massonica Propaganda Due, più nota come P2, già appartenente al Grande Oriente d'Italia, è stata una loggia "coperta", cioè segreta, nata per reclutare nuovi adepti alla causa massonica con evidenti fini di sovversione dell'assetto socio-politico-istituzionale italiano."
EVIDENTI FINI DI SOVVERSIONE DELL'ASSETTO SOCIO-POLITICO-ISTITUZIONALE
Non mi sembta che sia prorpio come essere iscritti a una bocciofila, no?
Il fatto, poi, che ci siano state persone che si sono iscritte più per interessi che per perseguire veramente lo scopo della loggia non lo metto in dubbio. Ma non può e non deve venire fuori, come sta succedendo in questi giorni, che alla fine sia stata un'associazione di birichini e scapestrati che non ha mai fatto male a nessuno e le cui intenzioni e fini erano innoque!
martedì 15 dicembre 2009
CHE DIRE?
Questo editoriale di Marco Travaglio è una delle cose più ironiche e allo stesso tempo drammatiche che abbia mai letto! Fotografa la situazione in maniera chiara ed inequivocabile...
Io confesso
di Marco Travaglio
Ebbene sì, han ragione Cicchitto, Capezzone e Sallusti, con rispetto parlando. Inutile negare l’evidenza, non ci resta che confessare: i mandanti morali del nuovo caso Moro siamo noi di Annozero e del Fatto, in combutta con la Repubblica e le procure rosse. Come dice Pigi Battista sul Corriere, abbiamo creato “un clima avvelenato”, di “odio politico”, roba da “guerra civile”. Le turbe psichiche che da dieci anni affliggono l’attentatore non devono ingannare: erano dieci anni che il nostro uomo, da noi selezionato con la massima cura (da notare le iniziali M.T.), si fingeva pazzo per preparare il colpo. E la poderosa scorta del premier che si è prodigiosamente spalancata per favorire il lancio del souvenir (come già con il cavalletto in piazza Navona) non è che un plotone di attivisti delle Brigate Il Fatto, colonna milanese Annozero. Siamo stati noi. Abbiamo spacciato per cronaca giudiziaria il racconto dei processi Mills, Mondadori e Dell’Utri, nonché la lettura delle relative sentenze, mentre non era altro che “antiberlusconismo” per aprire la strada ai terroristi annidati nei centri di igiene mentale. Ecco perché non ci siamo dedicati anche noi ai processi di Cogne, Garlasco, Erba e Perugia: per “ridurre l’avversario a bersaglio da annichilire” (sempre Battista, chiedendo scusa alle signore). Ci siamo pure travestiti da leader del centrodestra e abbiamo preso a delirare all’impazzata. Ricordate Berlusconi che dà dei “coglioni” alla metà degli italiani che non votano per lui, dei “matti antropologicamente diversi dal resto della razza umana” ai magistrati, dei “golpisti” agli ultimi tre presidenti della Repubblica, dei fomentatori di “guerra civile” ai giudici costituzionali e ai pm di Milano e Palermo, dei “criminosi” a Biagi, Santoro e Luttazzi, che minaccia Casini e Follini di “farvi attaccare dalle mie tv” perché “mi avete rotto il cazzo” e invoca “il regicidio” per rovesciare Prodi? Ero io che camminavo in ginocchio sotto mentite spoglie e tre chili di cerone. Poi, già che ero allenato, mi sono ridotto a Brunetta per dire che questa “sinistra di merda” deve “morire ammazzata”. Ricordate Bossi che annuncia “300 uomini armati dalle valli della Bergamasca”, minaccia di “oliare i kalashnikov” e “drizzare la schiena” a un pm poliomielitico, sventola “fucili e mitra”, organizza bande paramilitari di camicie verdi e ronde padane perché “siamo veloci di mano e di pallottole che da noi costano 300 lire”? Era Santoro che riusciva a stento a coprire il suo accento salernitano con quello varesotto imparato alla scuola di dizione. Ricordate Ignazio La Russa che diceva “dovete morire” ai giudici europei anti-crocifisso? Era Scalfari opportunamente truccato in costume da Mefistofele. E Sgarbi che su Canale5 chiamava “assassini” i pm di Milano e Palermo e Caselli “mafioso” e “mandante morale dell’omicidio di don Pino Puglisi”? Era Furio Colombo con la parrucca della Carrà. E chi pedinava il giudice Mesiano dopo la sentenza Mondadori per immortalargli i calzini turchesi? Sandro Ruotolo, naturalmente, camuffato sotto le insegne di Canale5. Chi si è introdotto nel sistema informatico di Libero e poi del Giornale di Feltri e Sallusti per accusare falsamente Dino Boffo di essere gay, Veronica Lario di farsela con la guardia del corpo, Fini di essere un traditore al soldo dei comunisti? Quel diavolo di Peter Gomez. Chi ha seviziato Gianfranco Mascia, animatore dei comitati Boicotta il Biscione? Chi ha polverizzato la villa della vicedirettrice dell’Espresso Chiara Beria dopo una copertina sulla Boccassini? Chi ha spedito a Stefania Ariosto una testa di coniglio mozzata per Natale? Noi, sempre noi. Ora però ci hanno beccati e non ci resta che confessare. Se ci lasciano a piede libero, ci impegniamo a non dire mai più che Berlusconi è un corruttore amico di mafiosi. Lui è come Jessica Rabbit: non è cattivo, è che lo disegnano così.
Io confesso
di Marco Travaglio
Ebbene sì, han ragione Cicchitto, Capezzone e Sallusti, con rispetto parlando. Inutile negare l’evidenza, non ci resta che confessare: i mandanti morali del nuovo caso Moro siamo noi di Annozero e del Fatto, in combutta con la Repubblica e le procure rosse. Come dice Pigi Battista sul Corriere, abbiamo creato “un clima avvelenato”, di “odio politico”, roba da “guerra civile”. Le turbe psichiche che da dieci anni affliggono l’attentatore non devono ingannare: erano dieci anni che il nostro uomo, da noi selezionato con la massima cura (da notare le iniziali M.T.), si fingeva pazzo per preparare il colpo. E la poderosa scorta del premier che si è prodigiosamente spalancata per favorire il lancio del souvenir (come già con il cavalletto in piazza Navona) non è che un plotone di attivisti delle Brigate Il Fatto, colonna milanese Annozero. Siamo stati noi. Abbiamo spacciato per cronaca giudiziaria il racconto dei processi Mills, Mondadori e Dell’Utri, nonché la lettura delle relative sentenze, mentre non era altro che “antiberlusconismo” per aprire la strada ai terroristi annidati nei centri di igiene mentale. Ecco perché non ci siamo dedicati anche noi ai processi di Cogne, Garlasco, Erba e Perugia: per “ridurre l’avversario a bersaglio da annichilire” (sempre Battista, chiedendo scusa alle signore). Ci siamo pure travestiti da leader del centrodestra e abbiamo preso a delirare all’impazzata. Ricordate Berlusconi che dà dei “coglioni” alla metà degli italiani che non votano per lui, dei “matti antropologicamente diversi dal resto della razza umana” ai magistrati, dei “golpisti” agli ultimi tre presidenti della Repubblica, dei fomentatori di “guerra civile” ai giudici costituzionali e ai pm di Milano e Palermo, dei “criminosi” a Biagi, Santoro e Luttazzi, che minaccia Casini e Follini di “farvi attaccare dalle mie tv” perché “mi avete rotto il cazzo” e invoca “il regicidio” per rovesciare Prodi? Ero io che camminavo in ginocchio sotto mentite spoglie e tre chili di cerone. Poi, già che ero allenato, mi sono ridotto a Brunetta per dire che questa “sinistra di merda” deve “morire ammazzata”. Ricordate Bossi che annuncia “300 uomini armati dalle valli della Bergamasca”, minaccia di “oliare i kalashnikov” e “drizzare la schiena” a un pm poliomielitico, sventola “fucili e mitra”, organizza bande paramilitari di camicie verdi e ronde padane perché “siamo veloci di mano e di pallottole che da noi costano 300 lire”? Era Santoro che riusciva a stento a coprire il suo accento salernitano con quello varesotto imparato alla scuola di dizione. Ricordate Ignazio La Russa che diceva “dovete morire” ai giudici europei anti-crocifisso? Era Scalfari opportunamente truccato in costume da Mefistofele. E Sgarbi che su Canale5 chiamava “assassini” i pm di Milano e Palermo e Caselli “mafioso” e “mandante morale dell’omicidio di don Pino Puglisi”? Era Furio Colombo con la parrucca della Carrà. E chi pedinava il giudice Mesiano dopo la sentenza Mondadori per immortalargli i calzini turchesi? Sandro Ruotolo, naturalmente, camuffato sotto le insegne di Canale5. Chi si è introdotto nel sistema informatico di Libero e poi del Giornale di Feltri e Sallusti per accusare falsamente Dino Boffo di essere gay, Veronica Lario di farsela con la guardia del corpo, Fini di essere un traditore al soldo dei comunisti? Quel diavolo di Peter Gomez. Chi ha seviziato Gianfranco Mascia, animatore dei comitati Boicotta il Biscione? Chi ha polverizzato la villa della vicedirettrice dell’Espresso Chiara Beria dopo una copertina sulla Boccassini? Chi ha spedito a Stefania Ariosto una testa di coniglio mozzata per Natale? Noi, sempre noi. Ora però ci hanno beccati e non ci resta che confessare. Se ci lasciano a piede libero, ci impegniamo a non dire mai più che Berlusconi è un corruttore amico di mafiosi. Lui è come Jessica Rabbit: non è cattivo, è che lo disegnano così.
mercoledì 9 dicembre 2009
POVERA DARIA.....
...che pena mi fai.
Ultimamente mi viene spesso da citare il "maestro" Battiato, forse troppo! E' indice di un periodo veramente triste! L'ultima puntata de l'Era glaciale è stata la conferma di quello che ho sempre pensato di Daria Bignardi!
Ultimamente mi viene spesso da citare il "maestro" Battiato, forse troppo! E' indice di un periodo veramente triste! L'ultima puntata de l'Era glaciale è stata la conferma di quello che ho sempre pensato di Daria Bignardi!
mercoledì 2 dicembre 2009
ARTICOLO DI REPUBBLICA....MEDITATE E TREMATE!

Deposizione del figlio del defunto sindaco di Palermo davanti ai pm
che indagano sulle stragi di mafia. Il capo dei capi parlava di "il nostro amico senatore
Ciancimino jr e il biglietto del boss
"Dell'Utri parlò con Provenzano"
CALTANISSETTA - Bernardo Provenzano, il capo dei capi di Cosa nostra, era in contatto diretto con il senatore Marcello Dell'Utri. Lo ha raccontato Massimo Ciancimino, figlio del defunto ex sindaco di Palermo Vito, ai giudici di Palermo e di Caltanissetta che indagano sulle stragi di Capaci e di via D'Amelio, e sulla presunta "trattativa" tra Stato e Mafia di quegli anni.
Massimo Ciancimino lo ha detto ieri ai magistrati spiegando nei dettagli il "senso" di un biglietto dattoloscritto da Bernardo Provenzano ed inviato a Don Vito Ciancimino che si trovava agli arresti domiciliari a Roma, dopo le stragi di Capaci e di via D'Amelio. "Caro ingegnere - scriveva Provenzano - ho ricevuto la "ricetta", ci dobbiamo incontrare nel solito posto, al cimitero, per chiarire alcune cose... Abbiamo parlato con il nostro amico senatore per quella questione, hanno fatto una riunione e sono tutti d'accordo".
E quell'amico senatore, secondo Massimo Ciancimino, sarebbe proprio Marcello Dell'Utri. La "ricetta" che Provenzano aveva ricevuto da Vito Ciancimino, sarebbe stata la richiesta di Cosa nostra ad alcuni esponenti politici di favorire i mafiosi in carcere ed i loro patrimoni in cambio della fine delle stragi del '92-'93 che avevano raggiunto l'apice con gli attentati di Firenze, Roma e Milano.
Ma l'ultimo "pizzino" di Provenzano inviato a Vito Ciancimino, quello relativo all'incontro con "il nostro amico senatore", sarebbe stato spedito nel 2000, ha spiegato Massimo Ciancimino, a conferma che la "trattativa" tra Stato e Mafia avviata con Riina e Provenzano e proseguita poi con i fratelli Filippo e Giuseppre Graviano, è continuata e non si sarebbe mai interrotta.
Massimo Ciancimino ha chiarito anche il significato di quel biglietto inviato al padre da Bernardo Provenzano. La "questione" avrebbe fatto riferimento al dibattito politico di quegli anni sull'amnistia e sul 41 bis, da sempre il chiodo fisso dei mafiosi in libertà che si sentivano "responsabili" del fatto che le stragi compiute avevano indotto lo Stato ad assumere provvedimenti restrittivi. Appunto il 41 bis. Il pentito Gaspare Spatuzza, ha chiamato in causa Berlusconi e Dell'Utri come "referenti" dei boss Giuseppe e Filippo Graviano: certe scelte, del resto, avevano provocato grandi polemiche all'interno delle carceri da parte dei detenuti che non condividevano la strategia stragista di Cosa nostra.
Adesso, rompendo ogni indugio e abbandonando le paure di "parlare di persone importanti", Massimo Ciancimino ha svelato che Bernardo Provenzano si riferiva proprio a Marcello Dell'Utri. Non solo. Massimo Ciancimino ha svelato anche alcuni affari dei mafiosi con lo stesso esponente del Pdl: investimenti dei boss mafiosi Buscemi e Bonura (che avevano investito anche nella Calcestruzzi di Raoul Gardini) nella società "Edilnord" di Silvio Berlusconi, la prima impresa di costruzione dell'attuale Presidente del Consiglio. E, sempre a proposito di "affari" Massimo Ciancimino ha ricordato che il padre avrebbe fatto da "consulente" in una delle prime società di Marcello Dell'Utri, la "Venchi Unica" di cui era socio anche l'imprenditore Filippo Maria Rapisarda che è stato uno dei principali testi dell'accusa nel processo a carico del senatore condannato in primo grado a 9 anni di reclusione. L'appello è ancora in corso e vedrà venerdì prossimo a Torino la deposizione dell'ultimo pentito di mafia, Gaspare Spatuzza.
ARTICOLO INTERESSANTISSIMO SECONDO ME....
Ma tanto Dell'Utri è quel signore (condannato in primogrado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa) che in un intervista a Chiambretti disse: "la mafia? Ma non esiste!!! Ma che c'è un posto dove lei va, bussa e chiede scusi, c'è la Mafia?"
martedì 1 dicembre 2009
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